L’ingresso nell’ordinamento italiano del principio di derivazione europea “chi inquina paga” ha imposto una più attenta e rigida classificazione dei rifiuti. L’impianto classificatorio proposto dal nuovo art. 184 cod. amb. e che prevede una prima generale ripartizione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali a cui si aggiunge e, in parte, si sovrappone un’ulteriore ripartizione, quella tra rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi, ricalca quello proposto dal “decreto Ronchi” ma molteplici sono state le modifihe all’interno delle singole categorie. Di particolare rilevo sono le modifiche apportate alla nozione di sottoprodotto, speculare a quello di rifiuto e la cui definizione è stata riformulata in senso espansivo rispetto a quella precedente.
Affinchè la gestione dei rifiuti rispetti la migliore opzione ambientale il nuovo art. 179 cod. amb. propone un ordine di gerarchia che deve essere seguito in modo tassativo. L’intero iter di gestione dei rifiuti deve orientarsi al rispetto di determinati criteri e principi affinchè la sostenibilità e la salute collettiva siano perseguite nelle sinergie che nascono tra gli enti preposti. Quest’ultimi sono chiamati all’elaborazione di una strategia che persegua l’efficienza dei risultati ed un impatto ambientale tollerabile. Attraverso questa nuova normazione legislativa si persegue uno scopo tanto nuovo quanto determinante: ridurre lo smaltimento ad un’operazione residuale e dl tutto marginale.
Il SISTRI è uno strumento nato su iniziativa del ministero dell’ambiente che ha lo scopo di controllare più puntualmente possibile il tragitto e la destinazione finale di alcune tipologie di rifiuti, quelle c.d. “a rischio”. La responsabilità del produttore iniziale dei rifiuti o di altro detentore persiste durante “l’intera catena di trattamento” e l’incisività dei controlli da parte delle autorità preposte è aumentata dalla facoltà loro attribuita di richiedere in ogni momento sia il registro cronologico che le schede di movimentazione del sistema SISTRI che, seppur di recentissima introduzione, ha avuto una storia travagliata poiché è stato dapprima abolito e poi reintrodotto nell’ordinamento.
L’ultimo correttivo normativo al cod. amb. pone ambiziosi obiettivi in tema di raccolta differenziata al fine di limitare la quantità e la pericolosità di rifiuti da avviare allo smaltimento indifferenziato preservando così l’ambiente e la salute umana. Il comune è l’ente territoriale cui la legge demanda il raggiungimento di determinate percentuali di raccolta differenzita all’interno di un trend costantemente crescente; nel caso in cui lo stesso si renda conto di non poter adempiere a tale onere in base ad una valutazione di tipo tecnico, ambientale ed economico dovrà attivare apposita procedura derogatoria presso il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il regime autorizzativo ha subito un profondo e radicale cambiamento con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 205 del 2010. Originariamente vi erano 4 diverse tipologie di autorizzazione ma poi, con l’abrogazione dell’art. 210 cod. amb. riguardante la concessione di autorizzazioni in ipotesi particolari, rimangono disciplinate dalla parte quarta del cod. amb. le procedure per il rilascio dell’autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, quelle per il rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale nonché quelle a proposito degli impianti di ricerca e sperimentazione.
L'opera ha la scopo di fornire una panoramica sulle novità, riguardanti la gestione dei rifiuti, introdotte nel cod. amb. tramite il d. lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. La nuova disciplina richiama all’impegno, alla collaborazione nonché al confronto i diversi livelli delle istituzioni affinchè possano essere raggiunti quegli obiettivi di civiltà e di buona amministrazione cui mirano le numerose direttive comunitarie, intervenute negli ultimi anni.
DESCRIZIONE :
L’opera si prefigge l’obiettivo di fornire una panoramica sulle novità più interessanti introdotte nel cod. amb. tramite il d. lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. Le numerose novità definitorie fanno da cornice all’ingresso nel nostro ordinamento di principi “privatistici” cui deve conformarsi la gestione dei rifiuti, allo sviluppo del sistema di tracciabilità dei rifiuti, all’adozione di attività di recupero e riutilizzo di rifiuti più efficienti e sostenibili nonché alla costruzione di un regime autorizzativo più snello. La nuova disciplina richiama all’impegno, alla collaborazione nonché al confronto i diversi livelli delle istituzioni affinchè possano essere raggiunti quegli obiettivi di civiltà e di buona amministrazione cui le numerose direttive comunitarie, intervenute negli ultimi anni, mirano.